24 aprile 2025

Al risveglio un pensiero mi è entrato nella stessa. Cosa succederebbe se uscissi dall’albergo e la mia Tracer non ci fosse più?

Un mezzo sostitutivo? Un ritorno a casa? Sicuramente il viaggio prenderebbe un’altra piega.

La mia esperienza in albergo ad Edimburgo è una conseguenza dell’attrattività turistica della città stessa. Infatti i prezzi alti dovuti alla grande domanda rendono il terreno fertile per i facili guadagni a scapito di un servizio di qualità. In sostanza il prezzo richiesto a volte non rispecchia ciò che viene realmente offerto.

In ogni caso le discussioni con lo staff della struttura per tenere al sicuro il mio veicolo hanno preso tempo prezioso per visitare la capitale scozzese; Rose Street e le affascinanti vie del centro non sono state risparmiate dagli scatti, anche se l’amarezza racimolata ha influenzato questa rara ed unica occasione.

Non resta che focalizzarsi sul raggiungere Banchory dove Lorenzo, un italiano amico di David mi aspetta per ospitarmi le prossime due notti.

 

La cattedrale di St. Andrew

Come consigliatomi da Lorenzo stesso, pianifico una pausa a St. Andrew, un centro lungo la costa tra Aberdeen e Edimburgo. Il traffico di roulotte verso la località e i parcheggi pieni mi fanno intuire la sua predisposizione.

Dopo aver girato il centro in cerca di un parcheggio, decido di proseguire verso il porticciolo ai limiti della zona turistica.

Qui lascio la moto e comincio a curiosare. Questo piccolo angolo è molto tranquillo e lontano dal tran tran di turisti. Le gabbie per la cattura dei granchi e la residenza dei pescatori attira l’attenzione di due impressioniste locali, che osservo affascinato mentre sono all’opera.

L’unico posto dove ordinare da mangiare è il piccolo chiosco, dove un’arzilla signora gestisce tutta l’attività con grande efficienza insieme ad una giovane aiutante.

Il suo rimboccarsi le maniche e la sua schiettezza mi ricordano quelle persone che, con un mix sano di testardaggine e implacabilità, non si danno per vinte sfidando l’età stessa.

Sopra il porto i resti della cattedrale di St. Andrew, punto fondamentale della religione cattolica nel Basso Medioevo ed abbattuta dai protestanti durante il periodo della Riforma.

Quello che oggi si può osservare sono i resti di questo saccheggio che, insieme ad un po’ di immaginazione, permette di ricostruire la sua maestosità.

Sarebbe interessante vederla oggi nei fasti di un tempo ed ammirarla nel suo massimo splendore e respirare l’atmosfera tra i suoi muri e cunicoli.

Il simbolo scozzese

Più di 60 miglia di strada mi dividono da Banchory, pertanto mi rimetto in marcia seguendo le strade più lente per vedere un po’ di vita di tutti i giorni. Studenti in divisa che rientrano da scuola, traffico di pendolari… Un film che parla della vita di tutti i giorni visto dal vivo.

Dundee, direzione Stonehaven con vista mare ed ecco il castello di Dunnottar.

Il personale al parcheggio è molto cordiale ma consiglia di affrettarmi: il posto chiuderà tra un’ora. Percorro la scalinata che scende verso il mare per poi risalire fino al portone di ingresso, che mi attende spalancato.

Alla fine del lungo passaggio si apre uno spazio: questo è ciò che resta del castello di Dunnottar.

Un percorso guidato spiega le funzioni dei vecchi edifici diroccati; dalla signoria alla servitù, fino ad arrivare alle prigioni. Nel passato recente sono state recuperate alcune strutture per mostrare ai visitatori come era l’edificio dei Signori negli anni migliori.

La visione delle sue prigioni e cucine fa riflettere su quanto la civiltà si sia evoluta, considerandomi davvero fortunato.

Le custodi hanno lasciato l’ufficio; è arrivato il momento della chiusura.

Ridiscendo la scogliera e risalgo la lunga scalinata. Fotografo Dunottar Castle e la sua cornice formata da un mare e nuvole grigie con la luce che risalta il colore. Un esempio di come un edificio sia in armonia con l’ambiente circostante.

Le pieghe della Slug road mi portano a Banchory. Arrivo in un quartiere residenziale. La via dovrebbe essere esatta. Cerco il numero e parcheggio. “DIN DLON”. Benvenuto Andrea, puoi lasciare la moto qui…

Il simbolo scozzese

Più di 60 miglia di strada mi dividono da Banchory, pertanto mi rimetto in marcia seguendo le strade più lente per vedere un po’ di vita di tutti i giorni. Studenti in divisa che rientrano da scuola, traffico di pendolari… Un film che parla della vita di tutti i giorni visto dal vivo.

Dundee, direzione Stonehaven con vista mare ed ecco il castello di Dunottar.

Il personale al parcheggio è molto cordiale ma consiglia di affrettarmi: il posto chiuderà tra un’ora. Percorro la scalinata che scende verso il mare per poi risalire fino al portone di ingresso, che mi attende spalancato.

Alla fine del lungo passaggio si apre uno spazio: questo è ciò che resta del castello di Dunottar.

Un percorso guidato spiega le funzioni dei vecchi edifici diroccati; dalla signoria alla servitù, fino ad arrivare alle prigioni. Nel passato recente sono state recuperate alcune strutture per mostrare ai visitatori come era l’edificio dei Signori negli anni migliori.

La visione delle sue prigioni e cucine fa riflettere su quanto la civiltà si sia evoluta, considerandomi davvero fortunato.

Le custodi hanno lasciato l’ufficio; è arrivato il momento della chiusura.

Ridiscendo la scogliera e risalgo la lunga scalinata. Fotografo Dunottar Castle e la sua cornice formata da un mare e nuvole grigie con la luce che risalta il colore. Un esempio di come un edificio sia in armonia con l’ambiente circostante.

Le pieghe della Slug road mi portano a Banchory. Arrivo in un quartiere residenziale. La via dovrebbe essere esatta. Cerco il numero e parcheggio. “DIN DLON”. Benvenuto Andrea, puoi lasciare la moto qui…

 

Roadbook:

Edimburgo, St. Andrew, Dundee, Dunottar castle, Banchory

Lunghezza:

244 km

Dislivello:

↑3146m ↓3068m

Vai a
“La campagna, il muro e il confine”
Vai all’indice